nov 02 2009

Scimunitaggine

Pubblicato da Sonia nella categoria murmuriando...

E’ il 26 agosto e non avendo niente da fare accendo la TV.
Ma cos’è questa scemenza? C’è un pazzo con un mantello che sguaiatamente strilla e dice ad alcune persone di dirigersi verso una torre, poi scopre improbabili carte da gioco mentre si sente il verso di un maiale.
Una persona con la schiuma da barba nei capelli ed anche in viso risponde a domande demenziali abbinate ad una vincita, mentre il pubblico incita con un oh! oh!oh! e c’è anche un notaio che controlla (poveretto, avrà pure studiato per diventare notaio!), poi c’è la gatta bianca che porta la gatta nera. Per completezza di informazione la gatta bianca è una vera gatta e la gatta nera è una ragazza nera.
Che noia, che scimunitaggine! Aiuto meglio il silenzio!!!

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ott 12 2009

Grom

Pubblicato da Sonia nella categoria a passeggio...

Sono tornata, a distanza di un anno mi è venuto questo desiderio irresistibile di tornare nella gelateria Grom di via Garibaldi a Torino e devo dire che chiamarla gelateria sia riduttivo.
Si vendono gelati ma non si può paragonare all’archetipo della gelateria cha abbiamo immagazzinato nella nostra memoria.
Chi confeziona , la cura che vi presta fa pensare ad una accurata confezione, fa lo scontrino, prende i soldi e chiede i gusti, propone inoltre diverse cialde, dedica insomma del tempo alla persona, superando la separazione nevrotica di chi prende compulsivamente i soldi e di chi riempie in fretta il cono con il gelato.
Complimenti per questa scelta, devo dire che oggi ho fatto un nuovo taglio di capelli, e sentendomi bellissima ho voluto aggiungere questa coccola del gelato, ho fatto bene.
Il gusto crema di grom è favoloso, e il cioccolato extra noir è così buono!!!!! Deliziosamente equilibrato è il termine appropriato per il cioccolato. Complimenti e grazie.
P.S. Il grande problema è che non si riesce più ad apprezzare il gelato di qualsiasi altra gelateria, sono tutti così uguali.
Cari saluti

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set 17 2009

Discussioni illuminanti, per chiarire il senso delle cose

Pubblicato da Sonia nella categoria in treno

Quando il telefono diventa un inseparabile compagno e si fanno discussioni illuminanti che potrebbero avere un interlocutore sordo, o anche inesistente.
“Non ti posso togliere il budget e poi pretendere che tu sia senza budget….Noi dobbiamo fare un altro ordine per un modello , e allora noi facciamo l’ordine e poi giriamo i costi ….Questa è la situazione e non c’è niente da fare, è una stupidaggine …. A questo punto mettiamo tutto noi e giriamo i costi perché vogliono la botte piena e la moglie ubriaca”. Forse si abusa di questo modo di dire, in questo contesto probabilmente, anzi sicuramente è appropriato, ma sfugge il senso.
E ancora “vogliono mantenere le cose, ma non vogliono fare le cose”. Forse così si fanno affari , oppure si dicono semplicemente scemenze. Non è che faccia piacere ascoltare le telefonate degli altri, anzi si è esposti brutalmente alla maleducazione e alla nulla sensibilità di chi diffonde le proprie insulse parole nello spazio aperto delle vetture pullman dei treni.
E ancora “Ciao Simona tutto bene? … Ma quando è successo questo fatto? … Sto cavolo! … Senti, Roberta è sempre da voi?…. Lascia perdere era solo per sapere”. Classico esempio di formulazione di domande convenzionali, lasciate cadere come un vecchio scontrino in un cestino. Si pongono le domande ma non si ha interesse ad avere una risposta.
E ancora “Volevo fare il punto della situazione, io avrei tutta la mattinata a disposizione”. Bella prospettiva per i malcapitati vicini. “Il pomeriggio no”. Meno male.
E ancora “Se lo vogliamo fare questo progetto , dobbiamo sentirci con una certa frequenza, adesso sto pensando ad altro”.
Ascoltavo questo colloquio telefonico con Simona, ma non vedevo il personaggio parlante, perché coperto interamente da un signore, fortunatamente muto,ma quando questo è sceso dal treno , credo che per l’infinita disperazione abbia anticipato la fine del suo viaggio, mi sono trovata davanti la Sua faccia, quello che non osavo immaginare si è di colpo materializzato, mentre continuava a parlare sfogliava il Corriere dello Sport e a questo punto mi ha incuriosito il suo look. Camicia a quadretti bianca e blu, pantaloni color sabbia del deserto (del Sahara?), scarpe tipo velista, black-berry, orologio enorme. Finalmente legge e non parla, adesso ha davanti Finanza e Mercati. Un po’ di riposo? Meno male , riapro il mio libro Gente di Dublino, sono costretta a chiuderlo per il trillo del telefono, sempre il suo!. Dall’altra parte nessuno parla, immagino, perché dopo tre o quattro tentativi si mangia le mani, o forse le unghie.
E ancora “Io sono costretto a prendere le obbligazioni. E’ un’offerta che posso rifiutare?… Insomma le obbligazioni sono alte? ….Alte? ….E’ che in realtà devo fare la società nuova, insomma il famoso valore del 30% si può portare a casa? … Va a finire che queste obbligazioni vengono trasformate in azioni…. I soldi non li perdi, perdi molto per quello che hai pagato”. Forse ritorna la Finanza Creativa!
Leggo un brandello del mio trascurato libro, non per colpa mia,sono fortunata perché per un momento posso estraniarmi dal contesto maleducato fatto di parole insensate e vuote, che mio malgrado
devo condividere…
“Talvolta temo … allora, che questa nuova generazione istruita o iperistruita che sia, perda di vista quei valori di umanità, ospitalità e gentilezza d’animo che erano caratteristici dei tempi passati”.James Joyce

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set 11 2009

A mio padre

Pubblicato da Sonia nella categoria varie

Sono passata davanti e ho alzato gli occhi, e ho visto l’ulivo con le sue foglie ed anche i suoi frutti accoccolarsi sul muro grigio per colorarlo di verde, mi ha fatto pensare ad una mano che con affetto si appoggia su una spalla; e la palmetta, sempre rigogliosa e deliziosamente impertinente , con quelle lucide foglie farsi spazio nell’intorno; e quei fiorellini rosa, di un rosa forte e delicato e armonioso ed anche equilibrato!
Tutto è come prima, ma niente è come prima, perché tu non ci sei, non ci sei più in questo spazio di mondo, i miei occhi non incontrano i tuoi occhi e le tue mani non sfogliano il giornale, avevi delle belle mani, tu te ne sei andato l’undici settembre e a me è rimasta l’assenza.
Ciao ne!

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lug 02 2009

Gran Torino

Pubblicato da Sonia nella categoria Caterina va a Torino

In un pomeriggio di uno dei primi giorni, dei primi anni ottanta di ottobre, il treno percorre il binario di ingresso della stazione di Torino Porta Nuova, si vedono distintamente anche i particolari dell’edificio grigio della Banca S. Paolo che ancora oggi occupa lo spazio adiacente alla galleria artificiale che sembra la porta di entrata per chi arriva a Torino in treno. L’insegna della banca è la prima cosa che rimane impressa nella mente di Caterina, tanto che a distanza di tanti anni il ricordo del suo arrivo a Torino la riporta al grigio del cielo di quel giorno, ed anche a quell’ involucro produttivo al cui interno ha pensato si muovessero freneticamente persone e contratti, e soldi; allora si chiamavano lire, oggi euro. La sostituzione della parola farebbe pensare ad una società che si è lasciata dietro egoismi ed ha superato le barriere dei confini e si è protesa verso l’Europa, ma forse non è proprio così.
Caterina ha diciannove anni ed è incredibilmente bella, forse è la cosiddetta bellezza del somaro, secondo la quale a diciannove anni tutte le ragazze sono belle.
Lei ha una luce particolare negli occhi che suscita interesse nelle persone, inoltre sa ascoltare ed ha curiosità verso tutto. Ha una lettera di assunzione per un lavoro che la riempie di orgoglio. Non sa ancora bene cosa dovrà fare, ma il nome del suo lavoro le piace, ed anche la sua abbreviazione, macch.
Il lavoro che dovrà fare è quello di macchinista.
Sembra una ragazzina, e nei primi anni ottanta, in Italia sono state assunte le prime macchiniste.

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mag 31 2009

Grazie Rovagnati

Pubblicato da Sonia nella categoria filosofando...

- A . sono bello,  B . sono snello,  C. voglio fare carosello-  Ogni mattina, tutti, appena svegli dovremmo intonare questo motivetto, e con grande agilità metterci a ballare, magari sul letto, utilizzando l’elasticità delle molle del materasso per saltare, saltare per arrivare sempre più in alto.

Nella propria casa si può, mentre non è detto che al lavoro o per strada ci siano le condizioni favorevoli per un simile esercizio.

Può sembrare una stravaganza estiva ma non lo è,  perché diventa terapeutico riuscire a dire ad alta voce a se stessi quello che si vorrebbe gli altri dicessero di noi; serve a rafforzare il nostro io e non ricorrere allo psicoterapeuta, noi così lavoreremo su noi stessi , su quello che non accettiamo, magari alla fine riusciremo a piacerci davvero.

Può darsi che questo esercizio canoro e fisico, se fatto con serietà e ogni mattina, servirà per conoscersi e fare in modo che non siano gli spot pubblicitari a renderci malleabili, per essere venduti a qualcuno dal quale siamo disposti a comprare tutto quello che ci vuole vendere, siano prodotti, opinioni  ed anche un modo di pensare e di vedere le cose.

Grazie Rovagnati, per averci fatto credere di essere belli e snelli, qualità indispensabili per poter fare spot  pubblicitari televisivi, perché tutti ci vedano, e quindi per poter esistere.

Cerea

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