mag
31
2009
- A . sono bello, B . sono snello, C. voglio fare carosello- Ogni mattina, tutti, appena svegli dovremmo intonare questo motivetto, e con grande agilità metterci a ballare, magari sul letto, utilizzando l’elasticità delle molle del materasso per saltare, saltare per arrivare sempre più in alto.
Nella propria casa si può, mentre non è detto che al lavoro o per strada ci siano le condizioni favorevoli per un simile esercizio.
Può sembrare una stravaganza estiva ma non lo è, perché diventa terapeutico riuscire a dire ad alta voce a se stessi quello che si vorrebbe gli altri dicessero di noi; serve a rafforzare il nostro io e non ricorrere allo psicoterapeuta, noi così lavoreremo su noi stessi , su quello che non accettiamo, magari alla fine riusciremo a piacerci davvero.
Può darsi che questo esercizio canoro e fisico, se fatto con serietà e ogni mattina, servirà per conoscersi e fare in modo che non siano gli spot pubblicitari a renderci malleabili, per essere venduti a qualcuno dal quale siamo disposti a comprare tutto quello che ci vuole vendere, siano prodotti, opinioni ed anche un modo di pensare e di vedere le cose.
Grazie Rovagnati, per averci fatto credere di essere belli e snelli, qualità indispensabili per poter fare spot pubblicitari televisivi, perché tutti ci vedano, e quindi per poter esistere.
Cerea
mag
12
2009
Nel dizionario De Mauro il lemma respingimento, significa -il respingere e il suo risultato- risale al 1604 ed è un sostantivo maschile di basso uso, che noi con orgoglio da poco pronunciamo continuamente e scriviamo su tutti i giornali. Finalmente siamo forti! spingiamo indietro, ricacciamo con violenza e allontaniamo, ma per quanto? certamente non fermiamo il corso della storia. Respingiamo degli esseri umani,che evidentemente non consideriamo tali, li ricacciamo in mare, li riportiamo indietro con forza; ci siamo accorti che l’Italia non è un Paese multietnico, perché non siamo in grado di vivere in una società basata su –comuni caratteri fisici, storico-demografici, linguistici e culturali- come è scritto nel De Mauro. Ma se queste disperate vite umane non si trovassero in una situazione di estremo bisogno e avessero denaro ci chiederemmo la provenienza? Ci glorieremmo del respingimento? Evidentemente il significato che imprimiamo alle parole della nostra bella lingua italiana è proprio quello esatto, respingiamo incuranti del risultato, impassibili e certi di essere nel giusto, non ci fanno paura le nostre azioni, e l’eco che si propaga indefinitamente , e lo specchio che riflette tutta la nostra tronfiezza.
dic
08
2008
Siamo proprio diventate persone crudeli, abbiamo buttato fuori dalle nostre calde case babbo natale, questo generoso vecchietto ha sfidato per anni il gelo polare con le sue renne per portare ai nostri bambini regali, a volte anche non meritati, o persino esagerati, ma comunque è stata sempre una presenza rassicurante e dopo anni di accoglienza, forse ha creduto di essere entrato nei nostri cuori, di far parte dei nostri ambienti domestici, del nostro focolare. In massa abbiamo deciso di eliminare ogni eventuale residuo di umanità dalle aree primitive del nostro cervello, di legare babbo natale ad una corda appendendolo ai nostri balconi e immobilizzandolo per impedire ogni contatto con i nostri figli, come se fosse diventato un mostro. Eppure ha avuto sempre regali per tutti, è stato sempre buono, mentre la befana portava all’occorrenza anche cenere e carbone, babbo natale no! Sempre regali. E adesso è uno spettacolo agghiacciante vederlo cristallizzato fuori casa al freddo e al gelo. Costituiamo un movimento spontaneo, riprendiamoci la nostra emotività, muniamoci di forbici, coltellini, tronchesine, scale, arrampichiamoci fino ai piani alti e liberiamo tutti i babbo natale, oppure tagliamo le corde, mettiamo un panettone sotto,come il bambino della pubblicità e diciamogli “dai buttati che è morbido”.
dic
01
2008
C’è uno strano modo di rivolgersi alle persone chiamandole per nome, è certamente una caratteristica del nostro tempo.
Se lo avessimo saputo prima, noi mamme ci saremmo comportate adeguatamente alla nascita dei nostri figli, quando abbiamo regalato loro un nome da “portare” per sempre. Lo abbiamo scelto tra i tanti possibili nomi, lo abbiamo accostato al cognome per valutare l’effetto fonetico, abbiamo immaginato il bimbo “vestito” di quel nome.
Io ho pensato che non dovesse in alcun modo caratterizzare i probabili tratti somatici o le attitudini psicologiche, perché non si può sapere come sarà il pargolo, quindi ho bocciato il nome Barbara perché non ho escluso la possibilità che negli anni potesse venire fuori un’energumena e sarebbe stato imbarazzante avere un nome simile pronunciato spietatamente per intero; ho bocciato anche Letizia perché non si può sapere in anticipo se la ragazza avrà una disposizione naturale alle polemiche accese, e cosi ho fatto con qualche altro nome.
E invece ho sbagliato, perché oggi i nomi delle persone possono essere indifferentemente verbi o aggettivi o nomi privi di significato. Ago detto così è un ago per cucire, ma certamente sappiamo che è anche Agostino; oppure Vale che non è la terza persona singolare maschile o femminile del modo indicativo, tempo presente del verbo valere, ma Valerio o Valeria; oppure Giova che correttamente al maschile è il nome di Zeus o del pianeta che si trova tra Marte e Saturno, ma nell’uso corrente chiamiamo Giovanni o Giovanna indifferentemente.
Quindi cosa fare, continuare con i nomi dei Santi oppure abbreviarli fino a snaturarli per modificarli profondamente, forse per guadagnare tempo?
set
29
2008
Ma per quale diavoleria le nostre giornate di lavoro devono dipendere dalla luce del giorno?
E’ assurdo che il buio ci porti via dal lavoro quando ancora abbiamo pratiche sulla scrivania, riunioni, importanti incontri, video conferenze e quant’altro.
Certo, ognuno nel chiuso della sua casa può inviare e-mail durante le ore notturne, così si ottimizza il tempo, che è sempre esiguo, insomma non è più adeguato alle nostre nuove esigenze.
In effetti la suddivisione della giornata è una convenzione che gli uomini si sono dati, ma allora non erano proiettati nel futuro.
Se si decidesse, tutti insieme, di dare ad un minuto il valore di centoventi secondi, di conseguenza il tempo di due ore si dimezzerebbe e si potrebbero fare sempre le stesse ore di lavoro, che varrebbero esattamente il doppio di quelle che abbiamo ereditato da uomini antichi, ma non ce ne accorgeremmo, e sicuramente saremmo felici, tanto felici.
set
22
2008
A volte non è necessario apportare modifiche ad oggetti di uso comune e frequente, la cui forma è stata consolidata e collaudata nel tempo, soddisfacendo completamente le aspettative di milioni di persone.
Parlo delle classiche bottigliette dell’acqua che stanno scomparendo per far posto ad altre, come dire avanzate che stravolgono il modo di bere.
Quindi non si può più bere a garganella, ma si deve ciucciare, certo questo potrebbe far emergere il fanciullino che abbiamo ormai assopito e farci essere ingenui e fantasiosi.
Ma se non si è ben disposti può farci diventare ridicoli, e bere può diventare una battaglia tra noi e questa terribile bottiglietta, che cerchiamo di premere perché l’acqua non fuoriesce , ma è rigida e non risponde al comando, e intanto sbrodoliamo il vestito e suscitiamo l’ilarità di chi ci guarda.
Forse anche Giovanni Pascoli avrebbe riso.