mag 12 2009

Il respingimento

Pubblicato da Sonia nella categoria filosofando...

Nel dizionario De Mauro il lemma respingimento, significa -il respingere e il suo risultato-  risale al 1604 ed è un sostantivo maschile di basso uso, che noi con orgoglio da poco pronunciamo continuamente e scriviamo su tutti i giornali. Finalmente siamo forti! spingiamo indietro, ricacciamo con violenza e allontaniamo, ma per quanto? certamente non fermiamo il corso della storia. Respingiamo degli esseri umani,che evidentemente non consideriamo tali, li ricacciamo in mare, li riportiamo indietro con forza; ci siamo accorti che l’Italia non è  un Paese multietnico, perché non siamo in grado di vivere in una società basata su –comuni caratteri fisici, storico-demografici, linguistici e culturali- come è scritto nel De Mauro. Ma se queste disperate vite umane non si trovassero in una situazione di estremo bisogno e avessero denaro ci chiederemmo la provenienza? Ci glorieremmo del respingimento? Evidentemente il significato che imprimiamo alle parole della nostra bella lingua italiana è proprio quello esatto, respingiamo incuranti del risultato,  impassibili e certi di essere nel giusto, non ci fanno paura le nostre azioni, e l’eco che si propaga indefinitamente , e lo specchio che riflette tutta la nostra tronfiezza.

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mar 16 2009

Babele

Pubblicato da Sonia nella categoria Babele

 “Sembra quasi che io sia attratta dal suo aspetto materiale”

“Tu sei convinta della scelta che fai?”

“Non l’ho fatta io la scelta, è andato via lui”

….Mi chiedo “Se ti è piaciuto così tanto, perché l’hai fatto andare via?”

“È un uomo che mi ha offeso”

….“Io non vado fuori e poi rientro”

“Sono rientrato perché mi ha fatto una domanda, io non sto sbraitando…

Io sono fatto così, anche con lei sono stato carino e gentile”

“Non puoi dire a una donna <<l’ho baciata perché sono un maschio>> una donna umanamente parlando ti può aver ferito, e questo ci sta”

….”Se tu decidi di baciare una persona, bella come sei non hai problemi”

…”Mi hai detto <<maleducato>>”   “Mi hai detto <<stai zitta>>” “Ma stavo scherzando”  …”Lo conosci?”

“L’ho visto in discoteca, stava in una saletta e si baciava con una ragazza”  “Le prove?” “Le prove non ci stanno perché non avevo il telefonino” “Se anche all’inizio era una cosa vera, rifarlo è stupido, cosa si porterà a casa? Che è uno spione”

…..“Come ti chiami? Che sei venuto a fare?” “Forse la ragazza era molto scollata, con una canottiera rossa?” …“Tu stai ridendo” “Io non posso ride?”

“Io me ne vado un secondo, tu aspetta qua”

“Tu non hai più stimoli a corteggiarmi, il punto della situazione è che non ci siamo conosciuti. Io mi sono fatta un film sbagliato”

“Se tu hai pensato che sono innamorato! innamorato no, più coinvolto”

 

Ma tutto questo l’ho sognato, l’ho vissuto, o l’ho visto in TV?

Certo, la capacità di intendersi spesso si astrae dal linguaggio, inteso come un numero finito di regole sintattiche applicabili infinitamente, per raggiungere una tale babele dove tutto si può dire, è ininfluente se quello che si dice ha un senso, l’importante è comunicare …..ma cosa?

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feb 22 2009

Resistenza allo stress

Pubblicato da Sonia nella categoria a passeggio...

Ebbene, per ricoprire il ruolo di addetto (…a qualcosa) viene richiesta la competenza di resistenza allo stress.

Credo che significhi avere la capacità di lavorare in stato di continua tensione, tanto che questa condizione, non limiti la persona  nello svolgimento del lavoro, che risulterà probabilmente un lavoro stressato.

Sicuramente  in qualche università americana sono stati fatti studi sul valore, senz’altro positivo, che lo stress aggiunge al risultato. C’è forse una sottesa richiesta al ricorso di sostanze robotizzanti?..

Le scuole saranno in grado di adeguare la loro offerta formativa a queste nuove competenze che il mondo lavorativo richiede?..

Anche quei fulminati di Wall Street lavoravano, o meglio operavano, in continuo stress e sono riusciti a combinare solo danni.

Ma non è preferibile che quando si avverte lo stress si faccia una passeggiata in montagna, o anche al mare, ci si sdrai e si guardi il cielo?

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gen 23 2009

Conad

Pubblicato da Sonia nella categoria murmuriando...

“Margherita, ho finito il formaggio, ne hai?”,  “Ne ho da vendere”.

Certo, il messaggio televisivo è chiaro, tutto ha un prezzo.

Non c’è più la benché minima solidarietà, un pezzo di formaggio donato ad una vicina di casa, senza un corrispettivo in denaro è poca cosa, ma è un bel gesto.

Se la signorina fosse entrata nel supermercato e avesse comprato il formaggio non ci sarebbe stato nulla di strano, ma bussare al muro e avere una simile risposta mi sembra una forte scortesia.

Penso al dono, che nel passato si chiamava potlac e spesso era sproporzionato e stupiva  perché eccessivo, voleva evidenziare la superiorità di chi donava e creare un rapporto di riconoscenza.

Ma un pezzo di formaggio si potrebbe semplicemente regalare, così, con piacere.

E poi, aboliamo il “buon rendere”, che piace così tanto ai piemontesi è una frase odiosa perchè rende interessato qualsiasi gesto fatto spontaneamente con piacere e non come un investimento.

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dic 29 2008

Non rompere i coglioni

Pubblicato da Sonia nella categoria murmuriando...

Auguri a te che con affetto e con un bel sorriso dici “non rompere i coglioni, non è una frase volgare, detta da una persona volgare;  forse con un po’ di astrazione si può trovare il lato carino se non addirittura delicato nella fonetica, o forse nella sintassi in quanto è una bella frase compiuta, oppure nell’associazione della forma linguistica volgare alle parti anatomiche dell’essere umano.

E’ proprio il coinvolgimento dell’uomo e di tutto il suo essere in modo olistico, e visto nelle sue parti più intime a dare energia a quella che erroneamente potrebbe sembrare una volgarità.

In effetti è una frase vera, dettata dal cuore e da sentimenti non artefatti, è anche una piccola divagazione in questa comunicazione così cloroformizzata, è un fare emergere dalla nostra anima l’ormai assopito fanciullino e quindi dire integralmente quello che viene in mente, nel modo in cui viene in mente è liberatorio.

E poi è bello e dà sicurezza  sapere che si possono sempre rompere, naturalmente con immenso affetto.

Buon anno

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dic 08 2008

Salviamo babbo natale

Pubblicato da Sonia nella categoria filosofando...

Siamo proprio diventate persone crudeli, abbiamo buttato fuori dalle nostre calde case babbo natale, questo generoso vecchietto ha sfidato per anni il gelo polare con le sue renne per portare ai nostri bambini regali, a volte anche non meritati, o persino esagerati, ma comunque è stata  sempre una presenza rassicurante e dopo anni di accoglienza, forse ha creduto di essere entrato nei nostri cuori, di far parte dei nostri ambienti domestici, del nostro focolare. In massa abbiamo deciso di eliminare ogni eventuale residuo di umanità dalle aree primitive del nostro cervello, di  legare babbo natale ad una corda appendendolo ai nostri balconi e immobilizzandolo  per impedire ogni contatto con i nostri figli, come se fosse diventato un mostro. Eppure ha avuto sempre regali per tutti, è stato sempre buono, mentre la befana portava all’occorrenza anche cenere e carbone, babbo natale no! Sempre regali. E adesso è uno spettacolo agghiacciante vederlo cristallizzato fuori casa al freddo e al gelo. Costituiamo un movimento spontaneo, riprendiamoci la nostra emotività, muniamoci di forbici, coltellini, tronchesine, scale, arrampichiamoci fino ai piani alti e liberiamo tutti i babbo natale, oppure tagliamo le corde, mettiamo un panettone sotto,come il bambino della pubblicità e diciamogli “dai buttati che è morbido”.

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